06/05/13

Lingua...Madre?





Cosa mi permette questa mia Lingua
la mia Lingua che sento così secca e  prosciugata tanto  da non riuscire più a sognare, a gettare le reti di un nuovo sguardo?
Basta! Con questi occhi che mi vengono ad abitare
Ed io, ingenuamente, che credo di essere Lei

Ma ieri sentivo...
Ma oggi sento una bambina cantare
Lei sa ancora apprendere tutte le Lingue del mondo
Ah, si! Sono Lei

Rinasco e abbraccio questo nuovo paesaggio sonoro che  mi guida
e fa sorgere il sole nuovo di una nuova realtà

Tieniti pronta Lingua mia che oggi ti svecchio un po'!
Ti porto a fare un giro nel cuore di quella bambina che fa un sacco di errori
che per assenza di presenza qualcuno continua a segnare col rosso

Lingua mia! Lingua mia!
Rinasceremo insieme da un errore  o da una canzone
Quanto saremo belle,  più bellissime che mai

Porgimi parole nuove , porgimi visioni nuove
Porgerò orecchi antichi, porgerò mondi antichi
Ci riconosceremo
Come sempre Come mai
Torneremo a   sperare e a sperarti,  a credere e a crederti, a sognare  e a sognarti,
Finalmente a Cantare
E a Cantarti

30/04/13

Hai Mai Notato...




Hai mai notato che spesso puoi imparare molto di più sulle persone - su come si sentono,  su come ci si sentirebbe  ad essere loro - ascoltandole tossire o fare uno di quegli innumerevoli rumori interni, piuttosto che starle a guardare per ore? A volte  se una persona singhiozza, soprattutto se non le hai prestato molta attenzione, hai l'improvvisa sensazione  di essere dentro di lei. Sai come si sente nei piccoli aspetti di cui non parla mai, aspetti che sono indescrivibili ad un'altra persona e devono essere realizzati attraverso quel tipo di INTUIZIONE

(Have you ever noticed that you can often learn more about other people - more about how they feel, how it would feel to be them - by hearing them cough or make one of the innumerable inner noises than by watching them for hours?  Sometimes if another person hiccups , particularly if you haven't been paying much attention to him, you get a sudden sensation as if you were inside him - You know how he feels in the little aspects he never mentions, aspects which are, really, indescribable to another person and must be realized by that kind of INTWOITION )



Elizabeth Bishop a Donald E. Stanford, 5 marzo 1934



Con queste parole si apre THE CALL in INTWOITION un brano che quasi mi verrebbe la tentazione di chiamarlo brano-mondo ( ricordando le opere-mondo di Franco Moretti) per quanto significhi e per quanto  ci sia dentro.  Un brano-mondo senza pretese, che nasce e si manifesta come testimonianza di un'urgenza, forse. Quella di assecondare un flusso, Musicale? Linguistico? Onirico? Personale? Collettivo? Forse, anche. THE CALL è una celebrazione dell'anche. Uno stream of consciousness? Talvez, meus amigos. Sicuramente risuona meglio al canto di un e, anche, altresì, ancora e meno al suono di congiunzioni avversative - disgiuntive. 
Perchè Elizabeth Bishop? Questa poetessa che nella maggior parte dei casi viene definita "essenzialmente visiva" ( dai manuali di storia della letteratura americana a Octavio Paz ) riserva, ad una lettura ad alta voce, sorprese. E questo estratto capitatomi sotto gli occhi mentre sbirciavo il libro delle sue lettere conferma la presenza di una Elizabeth Bishop non solo visiva ma anche molto acustica. D'altra parte se andate a scavare nella sua biografia e nel suo corpus   letterario ( poesia e prosa) troverete un episodio acustico fondante : il grido di sua madre che , di li a poco, sarebbe stata internata in un ospedale psichiatrico. 

A scream, the echo of a scream, hangs over that Nova Scotian village. No one hears it; it hangs there forever

In the Village, Elizabeth Bishop

L'ho messa all'inizio di THE CALL per tanti motivi , perchè trovo brillante  l'accento sulla dimensione acustica piuttosto che su quella visiva delle relazioni. Poi perchè a Bishop mi lega la comune lentezza : era risaputo che lei non riuscisse a seguire i ritmi produttivi che le venivano richiesti negli Stati Uniti. Rimetteva mano alle sue poesie anche dopo anni, sapeva che c'era un processo di trasformazione nel tempo e che neanche la scrittura poteva fermarlo. E cosi finisce in Brasile, apparentemente per caso...una reazione allergica dopo aver mangiato una noce di Cajù che la costringe a rimanere più del previsto  Poi l'incontro con la sua compagna Lota de Macedo Soares. Tutti piani disposti dal destino per ritrovarsi a vivere in un paese, il Brasile , che le consentì quella distanza necessaria al racconto, al rimettere mani ai ricordi troppo personali. In Brasile, Elizabeth Bishop ricorda e mette in scrittura la sua vita, i cocenti ricordi.
 Lei, così prepotentemente timida che aveva imparato bene a nascondersi dietro i trucchetti della scrittura. La stessa della celebre ONE ART in cui sembra voler suggerire che l'arte di perdere e quella di scrivere sembrano quasi un'unica cosa.    
La potenza del Brasile.

Ma volete sapere la cosa più divertente? Nonostante  tenessi a mente questa lettera da anni, letta e riletta, solo dopo averla registrata  mi sono resa conto che alla fine conteneva la parola INTUITION , titolo che avevo  scelto da tempo per il nuovo cd. Ci credete?






25/03/13

...InTwoition



                  


                        Ci siamo...




Lisa Maroni (voce) Alessandro Bravo ( piano)

InTwoition

Edizioni Koiné-Dodicilune

06/02/13

In a Petrucciani Mood



Il post di questo tempo lo sento dedicato Petrucciani perchè I'm in a Petrucciani Mood almost every day

Non mi stanco mai di ascoltarlo. E sento il cuore, come quando ero bambina, che comincia a pulsare e pulsare e battere forte. Poi le lacrime che salgono agli occhi  e si confondono con una gioia che vorresti solo condividere. Gioia e una non meglio definita tristezza perché tutto si unisce attraverso questa musica e anche io mi unisco e mi sciolgo in una danza, in un canto…questo è Petrucciani per me.

Petrucciani è uno stato d’animo, una tavolozza di colori dalle tonalità calde, un’ispirazione a comporre sullo strumento e nella vita, attraverso un atteggiamento  di chi, consapevole di un passaggio breve, mette in gioco tutta la propria energia e la propria voglia di vivere.
L’inconfondibile cifra  compositiva di Michel Petrucciani infatti è un po’ come la sua vita : breve e intensa. Dentro brevi e cantabilissimi temi capita spesso di trovare una rara intensità, una solare leggerezza capace di una  sottile e acuta profondità. Uno stile unico, inconfondibile, che sapeva conciliare in una maniera del tutto personale  spettacolarità e poesia, solarità e malinconia attraverso scelte melodico-armoniche e musicali tout court così elegantemente personali da giustificare la nascita di termini come petruccianismo e petruccianesco. 
Lui,  l'uomo che si trova dentro ogni sua frase, dentro ogni suo respiro musicale, ogni suo ritmo,  dentro ogni sua scelta di colorature armoniche. Lui,  continua ad affascinarmi. Dentro a questo suo suono per me è come se esistesse una verità preziosa. Una testimonianza di un essere che ha toccato qualcosa, cosa non saprei... ma se avete voglia o vi va di assaggiare un po' di questo Mood sdraiatevi a terra guardate il cielo, si lo so che siamo in inverno ed è freddo allora  il soffitto, in fondo  la differenza la fanno i nostri occhi e ascoltate Night Sun in Blois...forse, cosi per scherzo o chissà per cominciare...








07/11/12

Sulla Direzione...



Sul visibile e non visibile...Quando si è in cammino, di qualsiasi natura esso sia, succede, si. Possono piovere dubbi, sorgere tempeste improvvise che fanno smarrire la direzione, la vista si annebbia ma per fortuna, esistono anche altri sensi, oltre alla vista. Anche se in questa nostra cultura fortemente 'visiva' si fa fatica a lasciare che siano altri sensi a condurci. La grande Emily Dickinson maestosamente scriveva
 'What I see not I better see' 

( Vedo meglio ciò che non vedo). 


Lucida, visionaria, profonda, acuta Emily. Quando giungono queste fasi, epoche,  notti senza lune ad illuminare,  in cui, abituati come siamo ad usare gli occhi, ci sforziamo di vedere  un segnale, una traccia e gli occhi non possono, non sempre possono, mi ricordo di questa straordinaria poesia di Tagore  


Dove le strade sono già segnate
perdo la direzione
Non c'è traccia di sentiero
nell'immenso oceano, nel cielo azzurro.
E' nascosto il viottolo dalle ali degli uccelli, dallo scintillare delle stelle,
dai fiori delle stagioni che si succedono.

Chiedo al mio cuore 
se il suo sangue contenga la conoscenza di un'invisibile via...

Rabindranath Tagore, VI, Il Paniere di Frutta




24/10/12

...IN CAMMINO!



He desplegado mi orfandad/ sobre la mesa, como un mapa.
Dibujé el itinerario/ hacia mi lugar al viento.
Los que llegan no me encuentran./ Los que espero no existen. 
Y he bebido licores furiosos/ para transmutar los rostros
en un ángel, en vasos vacíos.


Cosi comincia il blog, con i versi di una donna
Alejandra Pizarnik  poetessa , narratrice, saggista argentina è morta a soli 36 anni a Buenos Aires. L' ho incontrata attraverso un'altra  poetessa che trovo straordinaria e che vi invito a scoprire : Zingonia Zingone. Con Zingonia abbiamo condiviso un bellissimo spazio d'ascolto in un piccolo e accogliente café-libreria di Roma qualche anno fa. Lei con la sua voce in parola, io in canto. Una sottile, profonda e incantevole bellezza...Credo sia importante 'lasciarsi parlare  dalla lingua dei poeti' ha il potere di portarci a contatto con l'interiorità e spesso sono le donne a ricordarcelo...così per non lasciare orfani , zoppi, persi  i nostri figli credo sia importante accompagnarli sulla strada dell'interiorità, del contatto interno.Forse è il più grande regalo che potremmo fare loro. Quindi...noi ci siamo messe in cammino...Venite?